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Torna indietro    da "REDAZIONE EPAS" del 09/11/2020

I PUNTI CHIAVE DELLA LEGGE DI BILANCIO 2021: LA RIFORMA DEL SISTEMA PENSIONISTICO E L’INTRODUZIONE DELL’ASSEGNO UNICO
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In questi mesi, il Governo sta lavorando alla nuova legge di di Bilancio 2021, definendo quelli che saranno i punti chiave della Riforma, anche sulla base delle criticità di settore causate dall’emergenza COVID-19. In primo piano, il problema del lavoro e del tasso di disoccupazione che, come già stimato, aumenterà vertiginosamente rispetto all’anno scorso. In questa direzione, si muove anche l’ipotesi di una “Riforma del Sistema Pensionistico”, pensando, per il biennio 2021/2022, di confermare ed incrementare il sistema di scivolo già previsto nel triennio 2017-2020. L’obiettivo sarebbe quello di alleggerire ancora di più la vita dei lavoratori, allargando le platee, e dando impulso alle uscite anticipate.

Pertanto, sul tavolo di confronto hanno trovato spazio i faldoni di “Ape Social”, “Opzione Donna”, “Quota 41”, e “Quota 100”, nonchè la previsione di estendere i “contratti di espansione” anche alle imprese con meno di 1000 dipendenti, e di confermare l’“isospensione” per i lavoratori anziani, fino a un periodo di 7 anni. Dunque, si continuerebbero a promuovere le uscite anticipate, prorogando “Ape Social” e “Opzione donna”, per tutto il 2021, fermo restando che i requisiti resterebbero i medesimi, e ai fini dell’accesso al beneficio, dovranno essere maturati entro dicembre 2021. Diversamente, a partire da gennaio 2022, si sta pensando di sostituire “quota 100” con “quota 102”, posticipando l’uscita anticipata a 64 anni di età (anziché 62), sempre con 38 anni di contributi, così da scongiurare il terribile scalone dei 5 anni, che attualmente separa dall’ingresso alla pensione. Si pensa anche ad un ampliamento delle platee per “quota 41”, meccanismo nel quale l’Esecutivo vorrebbe includere anche i lavoratori con particolari fragilità, come i malati oncologici, gli immunodepressi e i cardiopatici. Invece, ancora in discussione, la possibilità di introdurre il cd. meccanismo della “doppia flessibilità in uscita”, che prevederebbe la pensione a 62-63 anni per alcune categorie di lavoratori, che svolgono attività particolarmente gravose o usuranti, con 36-37 anni di contributi; e l’uscita a 64 anni (anziché 67), per lavoratori e lavoratrici con almeno 37-38 anni di contribuzione maturata.

Altro punto chiave della Riforma 2021, riguarderebbe poi la sostituzione degli assegni familiari con il cd. “assegno unico”, quale forma di sostegno al reddito familiare, che verrebbe estesa anche ai lavoratori autonomi e agli incapienti. La riforma dei trattamenti di famiglia, prevederebbe per ogni figlio, dal settimo mese fino al ventunesimo anno di età, la corresponsione di un sostegno mensile compreso tra i 200 e i 250 euro, sulla base dell’ISEE, e quest’operazione impatterebbe sul bilancio 2021 per 3 milioni di euro, e per 6 milioni nel 2022. Inoltre, sarebbe prolungata anche la durata del congedo di paternità.

Insomma, interventi consistenti per il Governo, che con la Legge di Bilancio 2021, dovrebbe impegnarsi anche per far fronte all’ “Emergenza Sanitaria”, e al problema della disoccupazione, sia mediante gli scivoli pensionistici, sia prevedendo sgravi contributivi per incentivare le nuove assunzioni e le nuove attività.

 


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