Reddito di Libertà: nuova copertura finanziaria pari a 3,9 milioni di euro per le domande dell’anno 2026
da "REDAZIONE EPAS" del 08/10/2026
Il Reddito di libertà è una misura economica prevista dal Governo per dare supporto alle donne vittime di violenza che si trovano in una situazione di particolare bisogno economico e che stanno intraprendendo un percorso di uscita dalla violenza. L’obiettivo è quello di favorire il raggiungimento dell’autonomia personale, abitativa ed economica e sostenere, quando presenti, anche le esigenze dei figli minori.
La misura è gestita dall’INPS, ma la domanda non viene presentata direttamente dalla beneficiaria all’Istituto. Infatti l’istanza viene inviata attraverso il Comune di riferimento, dopo che sono stati verificati i requisiti previsti dalla normativa.
In particolare, quindi, il Reddito di libertà è rivolto alle donne vittime di violenza, con o senza figli, che siano seguite: da un Centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione; o dai servizi sociali territorialmente competenti; o inserite in un percorso finalizzato alla fuoriuscita dalla violenza e al raggiungimento dell’autonomia. È inoltre necessario trovarsi in una condizione di povertà e di bisogno straordinario o urgente, che deve essere attestata dal servizio sociale professionale di riferimento. Possono richiedere l’accesso alla misura le donne residenti in Italia che siano cittadine italiane o comunitarie. Inoltre, sono ammesse anche le cittadine di Paesi extra-UE in possesso di regolare permesso di soggiorno, comprese le donne con lo status di rifugiate politiche o di protezione sussidiaria.
Nell’anno 2026, secondo quanto disposto dal decreto interministeriale del 17 settembre 2025, recepito dall'INPS con la circolare n. 44 del 9 aprile 2026, l’importo del Reddito di libertà è stato innalzato da 500 a 530 euro al mese, per un periodo massimo di 12 mensilità, con un’erogazione massima complessiva che può quindi arrivare a 6.360 euro (530 euro × 12 mesi).
Il beneficio è inoltre compatibile con altre misure di sostegno economico, tra cui l'Assegno di Inclusione, e le somme possono contribuire, in particolare, alle esigenze legate all'autonomia abitativa e personale e al percorso scolastico e formativo dei figli minori. Si tratta quindi di uno strumento pensato non soltanto come sostegno economico immediato, ma come aiuto nel percorso di ricostruzione della propria vita dopo una situazione di violenza.
Tuttavia, il Dipartimento per le pari opportunità, sulla base delle risultanze istruttorie e dei dati trasmessi dall’INPS relativi all’andamento della misura in argomento, ha recentemente rilevato che per alcune Regioni le situazioni di disponibilità finanziaria sono risultate insufficiente rispetto al fabbisogno derivante dalle domande risultate ammissibili. Pertanto, al fine di ampliare la platea delle beneficiarie e assicurare il finanziamento delle domande prive di copertura finanziaria, con il decreto 5 agosto 2026, il citato Dipartimento ha disposto il trasferimento straordinario all’INPS di ulteriori risorse, pari a 3,9 milioni di euro. Le risorse aggiuntive sono state ripartite tra le Regioni, secondo i parametri previsti dal decreto del Ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’Economia e delle finanze e dal decreto interministeriale 17 settembre 2025. Dunque, a seguito dell’avvenuto trasferimento delle ulteriori risorse finanziarie da parte del Dipartimento per le pari opportunità, l’Istituto ha aggiornato le disponibilità finanziarie regionali nell’ambito della procedura di gestione del Reddito di Libertà e provvederà quindi ad accogliere le domande ammissibili non ancora liquidate.
A scopo informativo si rammenta che le domande per l’anno 2026 potranno essere ancora presentate fino alla scadenza prevista per il 31 dicembre, utilizzando il modulo SR208 – “Domanda Reddito di Libertà”.
La procedura prevede diversi passaggi.
1. Presa in carico da parte del Centro antiviolenza e dei servizi sociali
La donna deve essere seguita da un Centro antiviolenza riconosciuto dalla Regione e dai servizi sociali e il rappresentante legale del Centro antiviolenza deve attestare il percorso di emancipazione e di autonomia intrapreso dalla donna, mentre il servizio sociale deve certificare la situazione di bisogno straordinario o urgente.
2. Compilazione del modulo SR208
La domanda deve essere compilata utilizzando il modello SR208, predisposto dall'INPS. È importante che i dati inseriti siano completi e aggiornati, perché il Comune deve verificarne la validità prima di procedere alla trasmissione all'INPS.
3. Presentazione al Comune
La domanda viene presentata al Comune di riferimento, che provvede a verificare la sussistenza dei requisiti e la completezza della documentazione. È quindi il Comune, e non direttamente la beneficiaria, a trasmettere successivamente la domanda all'INPS attraverso l'apposito servizio telematico.
4. Invio della domanda all'INPS
Una volta verificati i requisiti, il Comune trasmette la domanda all'INPS. L'invio genera un codice univoco con data e ora di trasmissione. Questo elemento è particolarmente importante perché l'ordine cronologico di presentazione viene utilizzato per determinare la priorità nell'accoglimento delle domande, nei limiti delle risorse disponibili a livello regionale.
Un sostegno concreto per ricominciare
Come già ampiamente precisato il Reddito di libertà rappresenta uno strumento importante per le donne che stanno cercando di uscire da una situazione di violenza e di costruire un nuovo percorso di autonomia.
Il contributo, può aiutare a sostenere le spese necessarie durante una fase particolarmente delicata della vita. Quindi, per accedere alla misura è fondamentale rivolgersi al Centro antiviolenza e ai servizi sociali che seguono la propria situazione, che possono fornire assistenza nel percorso e negli adempimenti necessari per la presentazione della domanda.
Per ulteriori informazioni aggiornate, puoi rivolgerti al Patronato EPAS.