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Torna indietro    da "IL SOLE 24 ORE" del 22/06/2009

Dal contratto l'ultimo stop alle progressioni orizzontali
Progressioni orizzontali sempre più difficili negli enti locali. Già da qualche tempo, oltre a cercare di collegare le progressioni al merito, si sta cercando da più parti di arginare il fenomeno di un utilizzo non virtuoso dell'istituto, e l' ipotesi di contratto per Regioni ed enti locali appena firmata va nella stessa direzione con un "congelamento" delle risorse stabili. Non è raro, del resto, che le amministrazioni, oltre alla cosiddetta produttività a pioggia, abbiano realizzato negli anni anche delle progressioni economiche nelle categorie senza rigorosi sistemi di valutazione andando a inquadrare quasi automaticamente i dipendenti in livelli superiori. Tra l'altro queste progressioni avvenivano senza lasciar decorrere un lasso di tempo congruo tra una e l'altra, tanto da portare lo stesso contratto di lavoro a fissare un limite minimo di tempo. Il contratto del 2008 ha infatti stabilito che per poter accedere a una progressione orizzontale è necessario un minimo di due anni di permanenza nella posizione economica inferiore.

Nel frattempo il legislatore ha provato a individuare altri sistemi per creare ulteriori freni all'istituto. Nel "collegato" 1441-quater ad esempio era stata fatta la proposta di tornare a una impostazione della dotazione organica molto vicina al vecchio concetto di pianta, con una ferrea suddivisione dei profili e delle categorie. Il passaggio da una posizione economica all'altra sarebbe certamente diventato più complicato e più assimilabile a una progressione verticale piuttosto che a una progressione nella categoria. Per ora la disposizione non è approvata, ma sull'argomento è giusto tenere alta la guardia.

Un altro intervento legislativo destinato a lasciare il segno sarà sicuramente il decreto attuativo della riforma Brunetta avviata con la legge 15/2009. Il testo contiene novità anche in materia di progressioni economiche, che potranno essere realizzate solo da una parte di dipendenti che supereranno una selezione e nel limite delle risorse disponibili.
Al lavoratore che non si classificherà per diversi anni in posizione utile per una positiva valutazione delle performance, le stesse saranno di fatto precluse.

Il Governo in effetti aveva già individuato una soluzione dura e precisa al fenomeno delle progressioni facili. Nell'atto di indirizzo all'Aran per la stipula del nuovo contratto di lavoro per regioni ed enti locali aveva inserito due chiari paletti: progressioni ogni triennio, e vincolate all'ammontare delle risorse disponibili a una certa data.

Nell'attuale ipotesi di contratto non c'è nessuna di queste limitazioni, ma di fatto si assiste a un "blocco" dell'avanzamento nella categoria. Le progressioni orizzontali possono essere infatti finanziate solo con risorse stabili. Oltre alla logica sottesa alla suddivisone voluta dal contratto nazionale del 2004, non si può dimenticare anche la dichiarazione congiunta n. 19 allo stesso contratto, che prevede che le progressioni economiche riducano prima di tutto la parte stabile del fondo. Tale parte nel tempo è stata erosa da diverse voci di uscita; oltre alle progressioni sono lì imputate la retribuzione di posizione e di risultato negli enti con dirigenza e l'indennità di comparto, tanto che diversi enti sono già alla saturazione completa dello stabile. Le progressioni vengono infatti sempre più spesso finanziate con gli incrementi di stabile del nuovo contratto. Ma questa volta non potrà essere così: infatti l'ipotesi prevede incrementi del fondo solo di natura variabile, non concedendo agli enti quel respiro sulla parte stabile per nuove progressioni. È il primo passo verso una chiusura totale sull'istituto.


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